Lasciatemi cullare, per pochi minuti soltanto…
francesco July 26th, 2007
Andare in palestra fa troppo caldo, di chiudermi tra 4 vetri a sudare proprio non mi andava. Tra un mesetto inizierà la preparazione per il campionato di pallavolo, non gioco seriamente da diversi anni, credo sarà dura ricominciare. Sono uscito dal lavoro, ho preso la bicicletta e via a ciclizzare su e giù vicino all’argine del fiume che divide la provincia di Modena da quella di Reggio Emilia con la musica che mi piace nelle orecchie. Poi mi fermo al parco, stanco e felice per qualche minuto. Arrivo a casa, magno e per qualche motivo mi viene voglia di farmi sanguinare le dita sulla chitarra impolverata… mah…
Quelle sere strane e buffe in cui non ti spiace stare solo, quella leggera e piacevole sensazione di spleen in cui davvero non ti manca poi nulla ma, allo stesso tempo, ti pulsa nelle vene l’incompletezza. Fai gemere le sei corde che hanno avuto la pessima idea di farsi comprare troppo tempo fa. Leggi il testo di un brano che hai suonato mille volte e lo interpreti diversamente, metti sullo stereo i pezzi che ascolti sempre e da sempre e misteriosamente hanno un sapore diverso come quella pietanza che prepari spesso perchè ti piace, ma quella sera lontana, sarà stata l’atmosfera o la compagnia, ti era apparsa così dannatamente buona.
Ed è in quelle sere che scopri che anche il freddo ed aggiornatissimo backup dei dati può apparirti un polveroso contenitore di qualcosa di diabolico. La sua memoria ridondante è molto più precisa, e bastarda, della tua.
25/08/200X
Non so se è normale piangere ascoltando una canzone, non credo.
Non so se è normale piangere per ciò che il fiume ti costringe ad
abbandonare, non so se ascoltare il rumore degli alberi in una notte
possa rallentare il corso del fiume e non so se il fiume possa essere
rallentato: fluisce costante silente da tutto, senza alcuna remora,
senza ascoltarti.
E’ maledettamente triste, ogni tanto, ascoltarsi, piangere sino a che il
cuore non ti scoppia, gli occhi gonfi del nulla di una sensazione, un’
emozione che non puoi più tradire col falso sorriso di un notte.
E’ la morte dell’emozioni, mentre il fiume scorre sempre più veloce da
diventare insopportabile, mentre la chitarra sale di volume e velocità
sino ad impazzire, mentre la tua mente e la tua anima percorrono una via
che non sopporti, che non gradisci ma che è l’unica che puoi percorrere,
così per tutta la vita.
E’ infinitamente e dannatamente triste.
Vorrei solo che qualcuno fosse quà, qualcuno che amo davvero, qualcuno
di bello che ogni mattina posso vedere e vederle brillare gli occhi
perchè siamo insieme a camminare, a nuotare in questa boccia di vetro,
fatta di illusione, di falsa neve che scende ad allietare solo il senso
di bellezza effimera di un istante.
Ma insieme, insieme a percorrere strade polverose costruite dagli
intralci del quotidiano.
Insieme per correre su quelle strada ascoltando la musica che ci può
emozionare, guardando la vita scorrere tra i pori della nostra anima e
non tra i palazzi di vetro delle autostrade.
Insieme per correre.
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