francesco July 23rd, 2007
Stasera leggevo il venerdì di Repubblica mentre mangiucchiavo qualcosa quà e là… leggo sempre la rubrica “lessico e nuvole” non sono un linguista ma giocare con le parole è un vizio antico che, benchè fatichi e non poco a soddisfare, mi diverte sempre molto.
Questa settimana il Bartezzaghi nazionale (fine ludolinguista :-)) ci delizia con divertenti giochi fiscali, ricordando a tutti il consueto, ma pur sempre agghiacciante, agosto per chi di scadenze è ormai esperto (che tra tasse, studi di settore, iva, inps ed ammenicoli fiscali vari è un bagno e non di sole ne di profonda acqua salata). Stasera mi è quindi venuta in mente La mia amica, che carissima è davvero dir poco, la gerrina, splendida consulente aziendale che credo anch’essa si sollazzerà con queste divagazioni sul filo delle parole.
http://www.repubblica.it/2003/g/rubriche/lessicoenuvole/20-lugl/20-lugl.html
Che le tasse possano esser viste sia da sinistra come da destra, questo è sempre stato più che chiaro. Gli enigmisti lo sanno almeno da quando un esponente della loro cerchia che amabilmente si firmava Fra Rubizzo pubblicava una crittografia che dall’esposto “L’evasione fiscale” richiedeva al solutore di risalire a una sbalorditiva frase risultante: Essa t’evita le relative tasse. Correva l’anno 1949: un vero e proprio imprinting, e un capolavoro della palindromia moderna.
Il semplice palindromo avida diva poteva essere poi interpretato anche come la Guardia di Finanza in agguato, “avida d’Iva”. Una simile idea sembra alla base anche del gioco del maestro Nicola Piovani, una limpida crittografia a frase che suona: LOBBY DI FISCALISTI - 5,1′3 = 5,4. Soluzione, ovviamente: casta d’Iva = Casta diva.
Un palindromista fiscale è Roberto Pagetta, che mi parla delle casse comunali e conclude: Ici le farà felici.
Ma la storia potrebbe cominciare molto prima, all’epoca dell’antica Grecia, quando un gruppo di ninfe sole al mondo trovò il modo di gabbare il fisco dell’epoca, con una “ellena frode d’orfanelle”.
In quell’epoca i campioni olimpici godevano di sgravi fiscali, che venivano a essi comunicati con una formula rituale (antipodo, asterisco vicino alla lettera che non si sposta): *lottar t’è detratto.
I combattenti della guerra di Troia adempivano con scrupolo ai loro obblighi fiscali, per la superstizione che voleva l’esito della guerra collegato alla lealtà contributiva: e rotta s’elidi l’esattore. Anche tutti i guai di Ulisse non furono dovuti a irregolarità fiscali ma solo alla sua volontà di sfidare i più permalosi fra gli dei: esule, ire, non oneri, eluse.
Nella storia del mondo come palindromo fiscale si fa un balzo, o un balzello, sino alla Rivoluzione Francese, che inizialmente si cercò di scongiurare con un inasprimento fiscale: alle bagarre verrà gabella. Tutto inutile: stava nascendo la borghesia e i suoi vizi poi sempiterni erano già sotto gli occhi di tutti. Sulle barricate venivano scanditi slogan del tutto inequivoci: E noi, su!, lediamo omai d’elusione. Anche parlando a tu per tu con qualche interlocutore i rivoluzionari ammettevano di avere un animo poco propenso alla regolarità contributiva: e noi - sa, v’è dolo - popolo d’evasione. Anche i popolani più anziani si impegnavano negli scontri, e nella confusione potevano appropriarsi di preziosi documenti: *ça ira! nonna, a resse tali, reperì la tessera annonaria.
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Tanto per non pensare per poco tempo ancora a millini su millini che in questa estate come tutte le precedenti e le successive andranno ad ingrossare casse diverse da quelle auspicabili di un bel villaggio di vacanza ricolmo di cocchi e belle cocche buone per una sera sola. Pagare mi raccomando…